Barre ionizzanti, cosa sono e a che servono

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Tra le tante criticità che si possono riscontrare in aziende che utilizzano macchinari per la produzione in serie o che comunque operano a velocità elevate compiendo azioni in gran parte automatizzate, ci sono piccole scosse elettriche che possono colpire gli operatori che lavorano con i macchinari. Le scosse derivanti da elettricità statica non sono pericolose, ma possono rivelarsi fastidiose e in alcuni casi dolorose. In particolari condizioni poi potrebbero generare piccole scintille, potenzialmente in grado di creare seri problemi, come innescare un incendio o un’esplosione. Il tema pertanto non va sottovalutato.

La sicurezza e più in generale le condizioni di lavoro e vita degli operatori dovrebbero essere messe sempre al primo posto. Purtroppo il numero di infortuni sul lavoro è molto elevato nel nostro paese, anche se qualcosa si sta per fortuna muovendo per ridurli.

Cosa sono e perché possono tornare utili le barre ionizzanti o antistatiche

L’accumulo di cariche elettriche indesiderate, non solo può tradursi in piccole, ma fastidiose scosse, può portare a rallentamenti o blocchi della produzione e ad un calo di qualità della stessa. Insomma il problema, va individuato e gestito al meglio, in tempi possibilmente rapidi.

Le soluzioni ci sono e si rivelano davvero efficaci, una delle migliori è rappresentata dalle barre ionizzanti, che sono piccoli dispositivi in grado di ripristinare l’iniziale stato di equilibrio elettrico dei materiali.

Ci sono diverse tipologie di barre antistatiche, quelle attive e passive. Entrambe efficaci nel neutralizzare le cariche elettriche indesiderate che si possono accumulare su macchinari per la produzione o sulla superficie di materie prime o anche di prodotti finiti.

Le barre attive di solito vengono impiegate su macchinari che lavorano ad alte velocità materie che sono poco conduttrici e funzionano attraverso un processo definibile come di ionizzazione dell’aria. Creano una nuvola di ioni, che vanno poi ceduti ai materiali che hanno perso, ad esempio a causa dell’attrito, la frizione o altre azioni meccaniche, un elettrone.

Le barre passive, in genere sono un po’ meno utilizzate, ma risultano comunque interessanti. Servono a scaricare a terra la carica elettrostatica indesiderata e possono trovare collocazione nei macchinari che lavorano a velocità contenute. A differenza di quelle attive non necessitano di una fonte di alimentazione (rete elettrica) e funzionano per l’uso con materiali conduttori.

Ci sono poi anche dispositivi semi attivi, come soffianti, ugelli, barre circolari o veli che agiscono sempre per ionizzazione dell’aria nella zona interessata dalla lavorazione e dal fenomeno della creazione e accumulo delle cariche indesiderate.

Per scegliere il dispositivo più adatto alle proprie specifiche esigenze in azienda, sarà sempre bene affidarsi al consiglio di un esperto.

Settori in cui si possono usare con soddisfazione le barre ionizzanti

Abbiamo fin qui parlato genericamente di macchinari per la produzione automatizzata, a velocità elevate, ma facciamo qualche esempio, citando alcuni settori, che spesso hanno a che fare con il problema delle cariche elettrostatiche e che possono trarre giovamento dall’installazione di barre ionizzanti o dispositivi analoghi.

 

Tra i settori di applicazione delle barre ionizzanti o antistatiche ci sono, ad esempio: packaging, lavorazione di materiali plastici, settore farmaceutico, stampa, tessile e alimentare, in particolare dove si lavorano farine.

Settori come l’imballaggio prevedono spesso la lavorazione di film plastici a velocità elevate e questo può causare significativi squilibri di carica elettrica. Le barre antistatiche possono risultare risolutive della questione, ma bisognerà individuare i modelli maggiormente adatti al proprio settore e specifico scopo.